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MILANO

Quando il rapinato finisce sul banco degli imputati L’amico del popolo di Roberto Poletti

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Un ristoratore della Brianza, rapinato di 300 euro dal solito delinquente a piede libero che nessuno prenderà mai, ha deciso di togliersi una soddisfazione. E ha pubblicato su Facebook, il popolare social network, le immagini delle telecamere a circuito chiuso del suo locale che ritraevano il malvivente in azione. Sia mai che qualcuno, vista la faccia dell’uomo, avesse potuto dare indicazioni utili alla sua cattura. Abbastanza pacata, tutto sommato, la frase che accompagnava le fotografie: «Tolleranza zero per chi entra in casa nostra». Io, probabilmente, al suo posto avrei osato molto ma molto di più.

Comunque, sapete che cosa è accaduto? Che i carabinieri si sono presentati al ristorante e hanno intimato all’uomo la rimozione delle istantanee. Ora il malcapitato rischia anche un processo per ostacolo alle indagini, per aver interferito sul segreto istruttorio. Un mondo che gira all’incontrario, dove paradossalmente a finire sul banco degli imputati e a rischiare il collo per la seconda volta (la rapina, fortunatamente, si è risolta senza spargimento di sangue) è proprio la vittima. Tutto questo mentre in Italia il 97 per cento degli autori di rapine non viene beccato. E di quel tre per cento assicurato alla giustizia si fa in media 46 (quarantasei, signori, quarantasei!!!) ore di carcere. Questi sono dati ufficiali ed inconfutabili e valgono più di qualsiasi mio commento. Non trovate?

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Autore:plt

Pubblicato il: 14 Aprile 2017

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