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MILANO

Maggiori controlli per non coltivare terroristi in casa L’amico del popolo di Roberto Poletti

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Vedo che dopo il recente attentato terroristico dei fanatici islamici a Barcellona è cresciuto il livello di preoccupazione anche dalle nostre parti. Spuntano un po' ovunque le barriere anti-camion e la gente si guarda alle spalle quando cammina nei luoghi affollati. Purtroppo dovremo convivere con queste situazioni per chissà quanti anni ancora, saremo costretti ad abituarci. Un dramma. Le nostre vite sono destinate a cambiare e fare i conti con un fenomeno al quale non eravamo certo abituati, né pensavamo fino a qualche anno fa di dover affrontare.

Però mi sfugge un particolare: non capisco il motivo per il quale, a partire dai piccoli centri, le forze dell'ordine non stringano i controlli nei confronti dei cittadini islamici. Islamico non vuol dire terrorista, intendiamoci bene perché vorrei essere chiaro. Detto questo, però, un controllo casa per casa per capire chi abita vicino a noi, che lavoro fa e che rapporto ha con una società, la nostra, fatta di regole da rispettare e di tradizioni da non dimenticare è da auspicare. Sennò rischiamo di coltivare in casa nostra, a spese nostre (sussidi, iniziative per l'integrazione e altro) della gente che ci odia. Non vorrei mai che il prossimo mostro fosse il mio vicino. Qui non si tratta di essere razzisti, semplicemente di far prevenzione.

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Autore:ces

Pubblicato il: 01 Settembre 2017

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