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MILANO

«Il voto del 22 ottobre? Inutile e truffaldino» I dem condividono l’obiettivo, ma sostengono che si può raggiungere in modo più immediato e meno costoso. Però non saremo davvero autonomi

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Vimercatese, 63 anni, cresciuto a pane e politica (sono almeno 40 anni che vi dedica tempo e impegno), già sindaco di Vimercate dal 1997 al 2006, Enrico Brambilla, oggi capogrtuppo del Partito Democratico in Regione Lombardia (dove è stato eletto la prima volta nel 2010), affronta il tema del referendum per l'autonomia senza tradire la posizione che ha sempre espresso.

«Noi riteniamo che questo sia un referendum inutile e per certi versi anche un po' truffaldino, lasciatemi usare questo termine. Inutile perché l'obiettivo che pure condividiamo di attivare questa trattativa con lo Stato per ottenere maggiori materie sulle quali esercitare le competenze da parte di Regione Lombardia potrebbe essere perseguito attraverso altre forme, più immediate e meno costose. Vale a dire, semplicemente, aprendo, come prevede la Costituzione, la trattativa con il Governo. Quindi il referendum non è affatto necessario a questo fine. Ha soltanto una finalità squisitamente politica. Ma se così è allora non vedo perché far pagare ai cittadini e ai contribuenti lombardi il prezzo della consultazione. Noi le nostre primarie le abbiamo fatte ma ce le siamo fatte a carico nostro e chiedendo un contributo ai nostri sostenitori, non certo a carico della finanza pubblica. Un po' truffaldino, dicevo, perché si rischia poi anche di far credere una cosa che non è. Cioè, quand'anche il referendum avesse esito positivo e la trattativa portasse ad ottenere quelle materie di maggiore autonomia, comunque la Lombardia non sarebbe ancora una Regione Autonoma, non sarebbe per nulla paragonabile all'autonomia oggi di Sicilia, Sardegna, Friuli, eccetera. E tra l'altro è stato stimato che grossomodo le materie su cui la Regione potrebbe esercitare questa autonomia quotano meno di un miliardo di euro, quindi siamo molto lontani da quel 75 per cento di imposte di cui parlava Maroni nelle elezioni passate».

Eppure c'è stata un'adesione immediata da parte di Giorgio Gori e di Beppe Sala. Forse la visione dei sindaci è meno politica e più pragmatica?

«Loro però hanno detto un'altra cosa. Loro hanno detto che se ci sarà questo referendum voteranno sì. Ma questo per certi versi è scontato, inevitabile perché non si spiegherebbe naturalmente votare no rispetto ad una richiesta di questo tipo. E' talmente banale e scontata la richiesta che è altrettanto scontata la risposta».

Comunque non crede che presentarsi al Governo con qualche milione di consensi possa rappresentare una maggiore forza di trattativa?

«Lo stesso risultato lo si potrebbe avere, visto che la nostra è comunque una democrazia rappresentativa, presentandosi al governo forti dell'assenso di tutto il Consiglio regionale, e di tutti i Consigli comunali e di tutti i sindaci. Questo avrebbe dal punto di vista del peso politico il medesimo significato, consentendo procedure molto più spedite e assai meno costose. Il ricorso al referendum, dal nostro punto di vista, potrebbe essere utile nel momento in cui la trattativa si sarà avviata e avrà prodotto quindi un esito, che potrà essere ritenuto più o meno convincente, e richiedere ai cittadini il parere se quell'esito di trattativa viene ritenuto vantaggioso».

In chiusura parliamo di primarie e su ciò che potrebbe politicamente avvenire nel Paese. Renzi sembra sia orientato a portare il Paese a elezioni anticipate. Credo che i risultati delle prossime amministrative daranno probabilmente una chiave di lettura più chiara...

«Ritengo intanto che sia un po' stucchevole la discussione sul numero dei votanti. Comunque sia è un numero importante e soprattutto è importante la capacità dimostrata ancora una volta dei nostri volontari di mettere in campo un'organizzazione che qui in Lombardia ha funzionato molto bene. E poi è altrettanto scontato riconoscere che la vittoria di Renzi è andata forse anche al di là di quelle che erano le previsioni. Io auspicavo un risultato diverso, ma non posso che prendere atto che questo partito ha ritenuto di incoronare questo segretario. Ritengo che però rimangano aperti ora molti nodi. Intanto sia utile che in questo momento non creiamo ulteriore instabilità ma ci si concentri sulle prossime amministrative che sono per noi una scadenza molto importante, a partire dalla nostra Brianza dove abbiamo la competizione monzese. E quindi il mio invito a tutto il Partito Democratico e a tutto il centrosinistra in questo momento è di accantonare qualsiasi ulteriore polemica o discussione interna e concentrarsi a dare una mano ai nostri candidati sindaci. Dopodiché io penso anche che sia opportuno che la legislatura vada alla sua naturale conclusione, che non ci siano cose affrettate e soprattutto, è quello che auspico, che Renzi ripensi assolutamente al tema della legge elettorale e conseguentemente delle alleanze necessarie a governare questo Paese, accantonando ogni velleità di autosufficienza, perché il Partito Democratico, comunque per quanto forza autorevole e importante, in ogni caso da solo non ce la può fare a guidare questo Paese».

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Autore:ces

Pubblicato il: 12 Maggio 2017

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