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MILANO

Bonomi promette un futuro di crescita condivisa «L’Italia deve competere e rimanere una grande potenza industriale manifatturiera. L’associazione non ha confini, è la casa di tutti gli imprenditori»

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di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza

Crescita, opportunità per i giovani e condivisione di risorse: il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi guarda a un futuro tutto da scrivere. Un domani fondato sulle aree economiche vaste e sulla nuova rivoluzione digitale, sulle occasioni di occupazione per giovani e non solo. A poche settimane dalla nomina e dalla prima assemblea generale al Teatro alla Scala, già si parla di un percorso condiviso orientato verso la valorizzazione dell’eccellenza lombarda sfruttando anche le potenzialità offerte dall’Industria 4.0.

Lei ha lanciato il progetto di costituire una serie di cantieri comuni con le altre associazioni territoriali settentrionali di Confindustria. Con quale obiettivo?

«Il nostro territorio deve poter esercitare con sempre più forza la funzione di traino solidale del Paese. Questa è una premessa molto importante per offrire la giusta chiave di lettura della questione settentrionale in una dimensione economica. A partire dal 2000 i gap del Paese nelle varie aree geografiche si sono ampliati: non è possibile avere una ricetta unica nazionale per risolvere i problemi economici. In tutto il mondo si parla di aree economiche vaste e, nel nostro caso, di una zona che va da Torino a Trieste e da Bolzano a Bologna. Non posso pensare di avere un territorio manifatturiero che cresce se non ho una logistica di porti a Trieste e Genova. Il mio obiettivo è questo: ragionare con le Territoriali del nord per trovare delle ricette comuni. Un percorso di sviluppo che inizia adesso...».

Su Industria 4.0 lei ritiene che non sia solo una questione di investimenti e di tecnologia, ma anche una rivoluzione culturale. È proprio in questo modo vuole presentarla ai giovani. L'alleanza tra persone esperte e giovani è indispensabile per vincere la sfida della quarta rivoluzione industriale?

«Assolutamente sì. Industria 4.0 non deve essere letta solo come un processo di digitalizzazione delle nostre imprese, ma come una rivoluzione del lavoro a favore dei giovani per una nuova qualità del lavoro stesso. Sono loro l’industria 4.0, coloro che trasformeranno le nostre imprese e il nostro Paese. Oggi però rilevo come il dibattito si sia spostato sul reddito di cittadinanza. E mi rammarico perché non si parla più di lavoro, ma di sussidio di Stato. Ai nostri ragazzi dobbiamo invece dare una visione, una speranza, un'idea di crescita. Un progetto di un Paese che cresce e si evolve con loro».

Con l'Industria 4.0, la manifattura digitale e la robotizzazione c'è anche il timore di creare disoccupazione. Condivide queste paure?

«Tutti i salti tecnologici dell’industria americana - cioè quella maggiormente all'avanguardia - non hanno mai comportato perdite di posti di lavoro, ma trasformazioni. Non bisogna avere paura, è il mondo che cambia. Mentre le altre rivoluzioni sono state comprese e analizzate dopo, questa è la prima che intercettiamo anzitempo mentre accade. Sarà interessante capire cosa succederà lungo il percorso».

Questi timori sono un po' anche alla base del reddito di cittadinanza, un tema che in Italia viene portato avanti dal Movimento 5 Stelle e che, seppure in forme diverse, pure negli States. Ne sta parlando persino Bill Gates...

«Bill Gates, in modo forte e provocatorio, proponeva di tassare i robot, poi in Italia è stato ripreso questo tema. La nostra industria ha problemi di competitività. Non ritengo che tassando i robot risolveremo i problemi: né della ridistribuzione né della creazione di posti di lavoro. La vera sfida italiana è trasformare la propria industria per competere e per rimanere una grande potenza industriale manifatturiera. Condivido la visione del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda; il piano che ha messo a punto per aiutare le imprese ad affrontare questa sfida dell'Industria 4.0 è decisamente virtuoso».

Con la politica è stato molto diretto. Tra le altre cose ha spiegato che serve stabilità, che non si può continuamente parlare di elezioni anticipate e che bisogna dare ai cittadini la possibilità di esprimersi su coalizioni e programmi...

«La posizione di Assolombarda è molto chiara: non accettiamo un percorso di elezioni anticipate se non si ascoltano le ragioni dell’economia. Non mi sembra opportuno parlare di elezioni anticipate in un momento così delicato in cui il Parlamento si appresta a varare la nuova legge di bilancio e ha aperti dossier importanti con l’Unione europea... Abbiamo bisogno di esprimere un governo stabile».

Meglio il proporzionale o il maggioritario?

«Sostengo un percorso che esprima un governo in grado di fare il suo dovere».

Dall'economia arrivano segnali positivi, il Pil cresce, l'export vola, ma la ripresa è ancora debole. Per far uscire il Paese da questa fase difficile lei sostiene che le priorità siano la riforma dell'Irpef e la riduzione della spesa pubblica.

«La Spending review è un tema completamente abbandonato, che deve essere ripreso e dopo il referendum risultano ancora incompiute anche una serie di riforme. Il fisco in Italia è visto come una leva utilizzata solo per il gettito e non come elemento di competitività. Andrebbe rivisto completamente l’impianto fiscale italiano, partendo da una revisione anche delle aliquote Irpef. Se da una parte stimoliamo l’offerta, dall’altra dobbiamo farlo anche con la domanda».

Il tema dell’area metropolitana e dell’arrivo Ema a Milano, come influenzeranno il territorio?

«Ema è un’occasione da non perdere, una partita di sistema da giocare insieme con il governo nazionale e le amministrazioni locali. Perché per noi Ema non è solo un fattore economico per il nostro territorio, è il valore nazionale della nostra visione e della nostra capacità, un impegno scientifico della Lombardia, e di tutta l’Italia, al servizio dell’Europa».

In un momento storico dove le imprese guardano al mondo, divisioni territoriali come quella registrata in occasione del matrimonio tra Confindustria di Milano e Monza che ruolo giocano?

«La divisione, come l’ha chiamata lei, non è avvenuta tra Milano e Monza, ma all’interno di Monza nel processo di fusione. Se non fossimo in grado di andare oltre le divisioni territoriali, avremmo fallito la nostra missione. Alle imprese che hanno lasciato l’associazione dico che sono molte di più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono. Troppo spesso è più facile scontrarsi ed evidenziare le differenze, piuttosto che mettere l’accento sui punti d'incontro».

Lei sembra la persona ideale per ricucire lo strappo. Alla festa organizzata da Cancro Primo Aiuto, ad esempio, sono intervenuti anche diversi imprenditori che non hanno aderito a Assolombarda e questo rappresenta un segnale significativo.

«E’ un segnale importante e una grande soddisfazione. Ma anche un forte impegno morale. L’augurio è che durante il mandato della mia presidenza, queste aziende possano e vogliano rientrare a casa loro. Assolombarda non ha confini, è la casa di tutti gli imprenditori, un luogo dove nessuno si deve sentire ospite».

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Autore:ces

Pubblicato il: 14 Luglio 2017

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