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Rimettere al centro la questione settentrionale «Tutti danno per scontato il “Sì”, ma la vera battaglia si svolge sull’affluenza alle urne. Il dibattito é narcotizzato, é tempo che venga svegliato»

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Una scelta politico istituzionale vera, l’occasione per rimettere al centro della scena la questione settentrionale e in particolare quella lombarda. Per Gianni Fava, 49 anni, coordinatore regionale per il Referendum per l’Autonomia della Lombardia e assessore all’Agricoltura, il voto del prossimo 22 ottobre rappresenta l’inizio di una nuova era.

A un mese dal voto a che punto è la macchina organizzativa?

«In tre mesi abbiamo fatto un lavoro enorme: superate le difficoltà politiche della prima fase, trovato con il Ministero degli Interni un’interlocuzione positiva, assegnando i giusti i ruoli e appaltando la gara degli strumenti informativi. Un passo verso l’innovazione parte di un accordo con il Movimento 5 Stelle. Ma non solo, è il primo referendum di queste dimensioni organizzato nel nostro Paese con un’importante accordo siglato con Anci. Non parliamo di un problema di competenze, la Costituzione enuncia 22 competenze per le Regioni ma non dice che queste possono essere finanziate. La nostra partita si gioca sulle risorse, ovvero quei 54 miliardi di euro di residuo fiscale di cui tanto si parla... Noi ne vogliamo almeno la metà per la Lombardia».

Quanto costerà questa consultazione tra contributo ai Comuni per le spese - 6 milioni di euro - , l’acquisto dei 24mila terminali elettronici con la relativa piattaforma di voto, gli scrutinatori e la campagna di comunicazione?

«Indicativamente parliamo di 21 milioni per le voting machine, rimborsi ai Comuni e per la comunicazione. Il tema costi è diventato un discrimine nell’ambito politico, ma quello che va sottolineato è che per la prima volta stiamo chiedendo ai cittadini di esprimersi sulla messa in discussione del rapporto Stato-Regione e il tutto sfruttando un sistema informativo innovativo».

Premesso che non è previsto nessun quorum per la validità del Referendum, che percentuale di adesione auspicate per questa consultazione?

«Se raggiungessimo i numeri dell’ultima tornata di elezioni amministrative sarebbe l’ideale. Tutti danno per scontato il “Sì”, ma la vera battaglia si svolge sull’affluenza alle urne. Più gente andrà a votare più facile sarà negoziare in Parlamento».

Dall’altra parte il Pd si dichiara favorevole all’autonomia ma non al Referendum, cosa ne pensa?

«Hanno simulato la nascita di un comitato per il “Sì”, temono la forza politica in chiave elettorale. I cittadini devono sentirsi liberi, non è un Referendum della Lega, è dei lombardi. La loro strategia è cambiata: ora vogliono silenziare la gente, non portarla a votare per il “No”, ma noi siamo disponibili al confronto. Al momento il tono del dibattito è molto basso, possiamo dire narcotizzato, ma è tempo che venga svegliato. La causa? L’assenza di un fronte palese del “No”. Nessuno in questo momento è disposto a cavalcare una battaglia persa».

Il fronte del “Sì” è pronto a inaugurare una serie di confronti territoriali in tutte le province. Quali sono gli appuntamenti in programma?

«L’obiettivo è spiegare agli imprenditori del territorio i vantaggi dell’esito favorevole del Referendum. Organizzeremo una serie di incontri dove interverrà il presidente Roberto Maroni. Le date sono in via di definizione, certamente il 25 settembre saremo a Crema, il 12 ottobre a Bellano (Lecco) e chiuderemo il 20 ottobre alla Fiera di Bergamo».

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Autore:ces

Pubblicato il: 22 Settembre 2017

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