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Il Carcinoma Prostatico, diagnosi e nuove possibilità  Dalla risonanza magnetica alla terapia focale

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(ces) Il Carcinoma Prostatico è il tumore maligno più comune negli uomini; è responsabile di circa un terzo di tutti i tumori maligni nel maschio adulto. L'aggressività del Carcinoma Prostatico è molto variabile; alcuni tipi di cancro si sviluppano molto lentamente e non hanno sintomi potendo rimanere silenti per tutto il decorso della vita, mentre altri si diffondono rapidamente e alla diagnosi presentano già estensione extra-prostatica e/o metastasi a distanza. Il Cancro della Prostata viene diagnosticato in circa l'8 % degli uomini, il rischio di diagnosi aumenta con l’aumentare dell’età.

Il sospetto che un paziente possa avere un tumore della Prostata si basa essenzialmente sulla visita (esplorazione rettale) e più ancora sulla valutazione specialistica dell’andamento dei valori del PSA. Oggi la Risonanza Magnetica permette la visualizzazione di aree di sospette nella ghiandola e in caso di positività può orientare la biopsia mediante la tecnica di fusione delle immagini con l’ecografia tridimensionale.

L’insieme dei dati della RM e della biopsia fornisce informazioni sul volume e sulla localizzazione del tumore. Oggi riusciamo con ragionevole approssimazione, a «vedere» e quindi a localizzare il tumore all’interno della prostata, cosa impossibile prima dell’avvento della risonanza.

I tumori della prostata non sono tutti uguali, la loro aggressività biologica è diversa e dal meno pericoloso a quello più aggressivo la differenza è enorme, tanto che per alcuni basta la sorveglianza mentre per altri bisogna mettere in campo tutte le armi terapeutiche per salvare la vita del paziente. Quali caratteristiche ci aiutano a separare i lupi dagli agnelli? I valori iniziali del PSA alla diagnosi, il grado di infiltrazione del Tumore e il grado di malignità delle cellule. Il Grado di infiltrazione è espresso con l’abbreviazione T e va da T1 a T4 a seconda della gravità, il grado di malignità cellulare varia da 1 a 5 e viene espresso con la somma delle due caratteristiche più comuni nel campione esaminato. La combinazione di PSA, T e Gleason score definisce 5 classi di rischio (di morire per il tumore), di cui la classe 1 è definita a rischio molto basso, la classe 2 a rischio basso, la classe 3 a rischio intermedio, la classe 4 e 5 a rischio alto e molto alto.

Nella valutazione di ogni singolo paziente, allo scopo di determinare quali siano le migliori alternative terapeutiche nel suo singolo caso, bisogna tenere bene in mente non solo le classi di rischio del tumore ma anche le caratteristiche del paziente, ossia in pratica la sua età ed il suo stato generale. Per fare degli esempi pratici, un tumore ad alto rischio in un ottantenne in buone condizioni andrebbe trattato anche aggressivamente, trattare così un tumore a rischio basso in un cardiopatico settantenne esporrebbe il paziente ad un rischio ingiustificato.

La chirurgia radicale (asportazione della ghiandola) e la radioterapia radicale (distruzione di tutta la ghiandola) sono le due terapie aggressive standard, classicamente proposte e validate. Esse hanno buoni risultati anche se a prezzo di una discreta invasività (la chirurgia) o di effetti collaterali a lungo termine (la radioterapia). Recentemente per i tumori a rischio basso e molto basso è stata proposta la sorveglianza attiva, ossia il controllo stretto della malattia mediante PSA e ripetute biopsie. Ancora più recentemente, è stata proposta la terapia focale, ossia la distruzione soltanto di quella parte della ghiandola prostatica interessata dalla neoplasia. La terapia focale trova la sua collocazione terapeutica nei tumori a basso rischio in alternativa alla sorveglianza attiva e nei tumori a rischio intermedio e alto nei pazienti in età avanzata e/o a rischio generale alto. La conditio sine qua non è la sicura localizzazione con RM confermata dalla biopsia (o in taluni casi anche solo dalla biopsia se stereotassica) ad un solo lobo della prostata. La terapia focale con ultrasuoni può essere proposta in casi selezionati anche dopo fallimento della radioterapia.

Il numero complessivo di trattamenti HIFU del cancro alla prostata nel mondo è di oltre 40.000 in più di 250 centri. Il dispositivo Focale One è stato progettato per eseguire trattamenti guidati dalla risonanza Magnetica, in particolare nel caso di cancro alla prostata localizzato eleggibile per un trattamento focale. La sedazione è necessaria per evitare qualsiasi movimento del paziente durante la procedura. La sonda endorettale emette un fascio convergente di ultrasuoni ad alta intensità; prima di iniziare il trattamento l'urologo definisce i limiti e le dimensioni della Prostata e la zona da trattare. Nel punto in cui gli ultrasuoni sono concentrati, l'assorbimento improvviso e intenso del fascio ultrasonico crea un aumento della temperatura (tra 85° e 100° C) che distrugge le cellule tumorali. L’area che viene per così dire bruciata ha la dimensione di un chicco di riso (5x2 mm). Attraverso la ripetizione del procedimento e la possibilità di cambiare l’estensione dell’area da trattare (punto focale); nel caso di più lesioni di bassa malignità si tratta la lesione maggiore. Il trattamento dura tra 30 minuti e 2 ore a seconda del volume trattato.

La maggior parte dei pazienti è in grado di alimentarsi la sera stessa del trattamento; il giorno successivo il catetere vescicale viene rimosso. Il PSA viene controllato ogni 3 mesi, anche se non è attendibile come dopo chirurgia. E’ possibile che la biopsia prostatica venga ripetuta dopo 6-12 mesi. Il trattamento HIFU può essere ripetuto secondo le necessità.

Dr. Paolo Puppo

Dr. Francesco Germinale

Polo Urologico Ist. Clinici Pavia e Vigevano

Per appuntamenti 0382.433649 (Pavia); 0381.301375 (Vigevano)

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Autore:cde

Pubblicato il: 17 Marzo 2017

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