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PAVIA

Prima lascia il PD, poi rimette il mandato ma per il sindaco deve restare al suo posto L’assessore Galazzo: «Ho agito nel modo più corretto. La riconferma mi dà  nuovi stimoli»

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L'assessore Giacomo Galazzo ha lasciato il PD e, per correttezza nei confronti della giunta e dei suoi concittadini, ha contemporaneamente rimesso il mandato di assessore alla cultura nelle mani del primo cittadino Massimo Depaoli: «Il rapporto personale tra il sottoscritto e il sindaco è una cosa - ha detto l'assessore - Il rapporto politico intercorrente tra noi due è invece di dominio pubblico e come tale meritava di essere trattato. Ecco perché dopo la mia decisione di lasciare il PD ho ritenuto doveroso chiedere al primo cittadino se riteneva che ci fossero i presupposti per proseguire questa avventura in giunta oppure no. La risposta di Depaoli, e lo dico con la massima soddisfazione, non si è fatta attendere ed è stata positiva, come tutti sanno per averlo letto su Facebook. Me lo lasci dire: si tratta di una decisione che avvalora ancora di più l'impegno che abbiamo preso nel 2014 sottoscrivendo il progetto per questa città. Depaoli era noto tra di noi per essere in grado di riuscire a mantenere unite per un unico progetto persone di diversa estrazione e provenienza. Questa decisione conferma ancora una volta le attitudini del primo cittadino e il punto di forza della nostra amministrazione che forse riesce ad esprimersi al meglio proprio grazie a questa unione di punti di vista differenti».

Cosa rispondere a chi parla di messinscena? «Chi parlava di finzione si sbagliava di grosso, sapevo della determinazione di proseguire, ma un conto è la sfera privata, un conto esporsi pubblicamente».

Per Galazzo questa chiacchierata è anche l'occasione per fare il punto sui motivi che l'hanno portato a uscire dal PD: «E’ una decisione affonda le radici nel passato - afferma - Personalmente credo di avere sempre avuto un profilo critico, ma leale nei confronti del partito. I momenti difficili che abbiamo attraversato di recente mi hanno convinto definitivamente dell'esigenza di dare vita a una nuova realtà di centrosinistra che sia in grado di recuperare la fiducia di quegli elettori che questa gestione della segreteria ci ha fatto inevitabilmente perdere. Del resto l'impatto che hanno avuto Italicum, Jobs Act, il ‘ciaone’ dopo il referendum sulle trivelle, le scelte del segretario nella gestione della campagna per il referendum costituzionale e l'analisi troppo superficiale dei motivi alla base della sconfitta patita dal PD alle ultime amministrative, oltre alla chiusura su tutto da parte del segretario rispetto alle richieste di chi la pensa come me, ci hanno definitivamente spinto a cercare di dar vita a un nuovo movimento nel quale possano finalmente riconoscersi le forze di sinistra e progressiste che non si riconoscono più nel PD».

Questo a livello nazionale, ma intanto a Pavia la giunta Depaoli non perde i pezzi e prosegue il cammino cominciato quasi tre anni fa forse con una consapevolezza in più: che la diversità è positiva.

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Autore:afm

Pubblicato il: 10 Marzo 2017

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