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PAVIA

Un «far-west» in cerca di norme precise L’Associazione Nazionale Case Famiglia e Comunità proporrà linee guida che depositerà in Regione Lombardia

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Case famiglia per l’assistenza agli anziani autosufficienti, i nodi vengono al pettine. «Dopo che nel 2001 lo Stato ha regolamentato le unità d’offerta socio-assistenziali, Regione Lombardia nel 2008 (e in seguito anche nel 2015, ndr) ha dato seguito alle direttive del Governo emanando la legge numero 3 contenente linee guide per la gestione delle suddette unità d’offerta socio-assistenziali tralasciando però di normare in modo chiaro proprio il settore delle case famiglia - spiega Giampietro Melis presidente dell’Associazione Nazionale Case Famiglia e Comunità - Da questa lacuna ecco svilupparsi un vero e proprio far-west che, ancora oggi, obbliga gli operatori del nostro settore a seguire da un lato le normative statali e dall’altro le disposizioni delle ATS (Il nuovo nome delle Asl dal 1° gennaio 2016) che, in mancanza di linee guida precise, si affidano a protocolli personalizzati spesso frutto di convenzioni ormai obsolete».

Così capita che a Milano e provincia sia possibile aprire case famiglia anche con 45 posti disponibili, mentre in provincia di Pavia, in linea generale, tale limite sia fissato a soli 6 posti letto: «Anche se a Siziano, nel rispetto di un’altra legge del 2010 che regola le strutture sperimentali, è stata autorizzata l’apertura di una casa famiglia da ben 50 posti» riprende Melis. «Insomma, siamo in un mondo nel quale regna la massima confusione, in cui ciascuno fa un po’ quel che vuole per mancanza di disposizioni».

Ecco allora che, alla luce di tutte queste incongruenze, lo scorso 26 ottobre nella sala comunale del Museo Contadino di Santa Cristina di Bissone l’associazione diretta da Melis ha radunato i rappresentanti di una cinquantina di strutture della provincia pavese, nonché di una decina di altre realtà lombarde (del Milanese, Bresciano e Mantovano) per fare il punto della situazione: «Il nostro settore sta attraversando una fase molto delicata - ha aggiunto Melis - La nostra riunione è servita per confrontarci sull’attuale insostenibile situazione anche alla luce delle voci per le quali sembra che una piccola associazione pavese abbia presentato un proprio piano guida in Regione, studiato in autonomia senza coinvolgere nessuno di noi.

Un piano che se venisse approvato metterebbe in ginocchio decine di strutture del nostro territorio oggi troppo piccole e deboli per poter sostenere il peso di investimenti di adeguamento molto ingenti che questa ipotesi di normativa imporrebbe. Ebbene, la nostra riunione si è chiusa con l’insediamento di un tavolo di lavoro avente l’incarico di redigere un nostro piano da presentare in Regione, il più possibile condiviso dalle altre associazioni di categoria operanti sul territorio lombardo e, speriamo, anche dalla piccola realtà della provincia di Pavia che si è mossa da sola. La speranza è che alla fine vinca il buon senso e che il Pirellone prima di definire eventuali nuove norme per le Case Famiglia prenda in esame anche la nostra soluzione arrivando a una normativa il più possibile condivisa». «Tra l’altro - ha concluso Marco Beretta vicepresidente dell’Associazione Nazionale Case Famiglia e Comunità - il nostro piano includerà anche linee precise e oggettive attorno alle quali gli operatori del settore potranno organizzare la propria attività e gli enti di controllo potranno predisporre le proprie verifiche. Infine, vogliamo dare vita a un vero e proprio ordine professionale capace di tutelare meglio sia gli utenti dei servizi sia gli addetti ai lavori».

Il tavolo insediato l’altro giorno concluderà la propria fatica il prossimo 12 novembre, data a partire dalla quale l’ipotesi di piano condiviso messa a punto dall’Associazione Case Famiglia e Comunità sarà presentata ai mass-media e quindi in Regione.

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Autore:afm

Pubblicato il: 03 Novembre 2017

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