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PAVIA

Otto docenti dell’Università  pavese contro la crisi della lingua italiana A livello nazionale sono seicento i professori che hanno lanciato l’allarme sul progressivo impoverimento del linguaggio

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Italiano, questo sconosciuto. Per gli universitari le regole della grammatica e della sintassi sono un grande buco nero. E' questo l'allarme lanciato da circa seicento accademici in tutta Italia.

Sono otto i firmatari pavesi di questo documento-appello: Carlo Alberto Redi, ordinario di zoologia e accademico dei Lincei, Alessandra Albertini, ordinario di genetica, Giovanni Cordini, ordinario di diritto pubblico comparato, Renata Targetti Lenti, docente emerito di economia politica, Riccardo Puglisi, associato di economia politica, Flavio Spalla, professore a contratto di governo locale e Jacques Ziller, ordinario di diritto dell’Unione europea.

La polemica ha assunto rilevanza nazionale anche per i nomi che hanno denunciato la situazione: da Massimo Cacciari a Ilvo Diamanti, passando per Ernesto Galli Della Loggia.

I titoli ripresi dai quotidiani, poi, hanno messo in luce alcuni aspetti iperbolici della vicenda, paragonando il linguaggio usato spesso dagli aspiranti "dottori" a quello degli alunni delle prime classi elementari.

In molti però da anni denunciano la scarsa propensione degli studenti alla lettura e all'approfondimento. Questa, forse è tra le prime fonti di una scarsità di strumenti per esprimersi sia oralmente sia nei test scritti.

Una situazione che sta peggiorando di anno in anno, almeno secondo lo speciale osservatorio dei docenti dell'ateneo pavese.

«Ci sono riscontri quotidiani a questa tendenza. In alcuni casi si registrano errori grossolani, ma, in ogni caso, l'impoverimento del linguaggio è molto diffuso e ogni anno la situazione appare peggiore» spiegano i professori.

Tra le soluzioni indicate c'è un coinvolgimento di tutti i gradi della scuola. Insomma, appare evidente che il problema arrivi proprio da lontano e sia un retaggio dei precedenti gradi della scuola.

«Crediamo che l’attenzione alla buona espressione in lingua italiana debba tornare molto forte nelle classi dell’obbligo e alle superiori» hanno concluso.

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Autore:cpl

Pubblicato il: 10 Febbraio 2017

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