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PAVIA

«Metro 2033» e «Il silenzio»: un po’ di fantascienza e la grande magia (o mistero?) della solitudine Le recensioni dei librai per i lettori di Pavia7. Romanzi di Glukhovsky e Kagge

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«Metro 2033»

di Dmitry Glukhovsky,

Multiplayer Edizioni

L'anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L'umanità è vicina all'estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. L'uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell'uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. È l'ultimo rifugio dell'umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell'acqua o semplicemente per difendersi. È un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all'istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all'orizzonte.

Opera prima di un giovane autore che è in grado di far provare al lettore lo stesso senso di inquietudine, di insicurezza e di pericolo che affrontano i protagonisti del romanzo. Ispirato al libro è stato tratto anche un videogame shooter in prima persona.

Sono già usciti altri due libri a seguire: Metro 2034 e Metro 2035.

«Il silenzio» di Erling Kagge,

Einaudi edizioni

In media, perdiamo la concentrazione ogni otto secondi: la distrazione è ormai uno stile di vita, l'intrattenimento perpetuo un'abitudine. E quando incontriamo il silenzio, lo viviamo come un'anomalia; invece di apprezzarlo, ci sentiamo a disagio. Erling Kagge, al contrario, del silenzio ha fatto una scelta. Nei mesi trascorsi nell'Artide, al Polo Sud o in cima all'Everest, ha imparato a fare propri gli spazi e i ritmi della natura, e a immergersi in un silenzio interiore, oltre che esteriore: un immenso tesoro e una fonte di rigenerazione che tutti possediamo a cui è però difficile attingere, immersi come siamo dal frastuono della vita quotidiana. Ma che cos'è il silenzio? Dove lo si trova? E perché oggi è piú importante che mai? Queste sono le tre domande che Kagge si pone, e trentatre sono le possibili risposte che offre. Trentatre riflessioni scaturite da esperienze, incontri e letture diverse, e tutte animate da un'unica certezza: che il silenzio sia la chiave per comprendere più a fondo la vita.

L'autore ha provato la magia e il mistero della solitudine: primo uomo a raggiungere in solitudine il Polo Sud, oltre a essere andato al Polo Nord e sull'Everest. Kagge in 33 "risposte" ci spiega l'importanza del silenzio, perché solo così possiamo capire noi stessi e il mondo, senza farci prendere, come facciamo, ogni giorno, dalla nevrosi, dall'inquietudine, dalla voglia assurda di sentirci "rassicurati" da voci e suoni. Scrive: «Da solo sul ghiaccio, circondato da un grande nulla bianco, riuscivo a sentire e a percepire il silenzio», questo al Polo Sud. Ancora: «Il silenzio consiste nello scoprire la gioia di fare una pausa», per evitare di essere schiavi di smartphone e iPad.

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Autore:afm

Pubblicato il: 07 Aprile 2017

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