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PAVIA

«La settimana bianca» e «Un bacio» Uno scrittore francese e uno italiano offrono spunti di riflessione interessanti. E’ un piacere leggerli!

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«La settimana bianca»

di Emmanuel Carrère,

Edizioni Adelphi

«Ero solo, in una casetta in Bretagna, davanti al computer» ha raccontato una volta Emmanuel Carrère «e a mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato». All'inizio, infatti, il piccolo Nicolas ha tutta l'aria di un bambino normale. Anche se allo chalet in cui trascorrerà la settimana bianca ci arriva in macchina, portato dal padre, e non in pullman insieme ai compagni. E anche se, rispetto a loro, appare più chiuso, più fragile, più bisognoso di protezione. Ben presto, poi, scopriamo che le sue notti sono abitate da incubi, che di nascosto dai genitori legge un libro, dal quale è morbosamente attratto, intitolato Storie spaventose, e che, con una sorta di torbido compiacimento, insegue altre storie, partorite dalla sua fosca immaginazione: storie di assassini, di rapimenti, di orfanità. E sentiamo, con vaga ma crescente angoscia, che su di lui incombe un'oscura minaccia - quella che i suoi incubi possano, da un momento all'altro, assumere una forma reale, travolgendo ogni possibile difesa, condannandolo a vivere per sempre nell'inferno di quei mostri infantili. Questo perturbante, stringatissimo noir è da molti considerato il romanzo più perfetto di Emmanuel Carrère - l'ultimo da lui scritto prima di scegliere una strada diversa dalla narrativa di invenzione. Emmanuel Carrère fa sfoggio di una scrittura sferzante come frustate secche, ma anche insinuante, capace di infilarsi nelle pieghe dell’anima di questo bambino sperduto e impacciato, schiacciato da un peso che sembra non reggere più. È un libro che senza mezzi termini potremmo definire spietato, eppure pervaso di una delicatezza sottile che ricama tessere di dolcezza accanto a immagini di autentico terrore. Di questo si tratta in fondo per il piccolo Nicolas: fare i conti con la paura a cui si è sentito esposto e abbandonato dal padre, controllare quell’enorme palla nera che scivola verso di lui per travolgerlo.

«Un bacio» di Ivan Cotroneo, Bompiani edizioni

«Chi poteva aspettarsi quello che sarebbe successo? Chi poteva credere che quelle parole sarebbero diventate un gesto, un’azione, una violenza incancellabile?». Dietro ogni delitto non c’è mai un solo colpevole. Luca, Laura, Antonio. Sono i protagonisti di un romanzo a tre voci che racconta una crudele vicenda di amore, odio e violenza. Un ragazzo di sedici anni, difficile, non integrato, che arriva in una piccola cittadina di provincia. Una professoressa di italiano, quarantenne, stanca, ansiosa di spingere i suoi studenti ad affrontare la vita con un coraggio che lei stessa non possiede. Un giovane uomo cresciuto troppo in fretta, incapace di confrontarsi con l’altro e educato alla violenza. Al centro di tutto, una pistola, un colpo sparato alla tempia in un’aula scolastica, e forse un bacio. Un solo, semplice bacio, capace di scatenare la follia. Giallo psicologico, puzzle di sentimenti, drammatico racconto di un amore impossibile, costruito come un meccanismo a orologeria denso di rivelazioni, «Un bacio» conquisterà i lettori per la forza della vicenda narrata, e per una scrittura capace di toccare, commuovere, travolgere.

«Avevano già rinunciato alle parole, come rinunciavano a tutto il testo. Nessuno parlava mai con la propria voce».

Dopo la kriptonite, riecco Cotroneo, diverso questa volta, meno giocoso - anzi per nulla. Un libro che dovrebbe essere letto a scuola, questo. Un libro che dovrebbe essere fatto leggere a tutti gli aspiranti genitori. Cotroneo racconta una storia drammatica, liberamente ispirata ad un fatto realmente accaduto in America, e lo fa con misura, con una cautela anche eccessiva.

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Autore:afm

Pubblicato il: 26 Maggio 2017

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