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PAVIA

Il giocatore tipo è maschio, ha circa 40 anni e di solito preferisce le slot-machines pazienti affetti da GAP

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La ludopatia e le dipendenze patologiche in città e in provincia, purtroppo, sono ancora molto rilevanti. Abbiamo chiesto alla dottoressa Raffaella Brigada, dirigente medico del dipartimento ASSI di ATS Pavia, di tracciare un quadro della situazione. I dati statistici riportati di seguito sono di ASST Pavia.

«Nel 2015 - ha affermato la dottoressa - si sono rivolti ai servizi territoriali per le dipendenze 3.089 utenti. Si è trattato per lo più di maschi (circa l’84% del totale), con un’età media di 40 anni. La fascia che maggiormente si è rivolta ai servizi è quella dei giovani adulti (25-44 anni), ovvero circa il 56% degli utenti in carico ai SerT pavesi. La percentuale di pazienti con problematiche di GAP (Gioco d’Azzardo Patologico, ndr) è pari al 4% circa del totale degli utenti (123 persone, ndr). Dopo un trend in aumento negli ultimi anni sembra che la presa in carico per GAP si sia stabilizzata. Si è trattato per lo più di maschi (circa il 79%), la fascia d’età che maggiormente si è rivolta ai servizi è stata quella dei giovani adulti (dai 25 ai 44 anni) e degli adulti (dai 45 ai 64anni), rappresentando circa l’87% degli utenti affetti da GAP in carico ai SerT. La tipologia di gioco che più frequentemente ha creato una dipendenza patologica è l’uso delle slot machines (il 70% dei pazienti in carico) che sono il “gioco d’elezione” sia per gli uomini (circa il 75%) che per le donne (50%) di qualunque età. Mentre gli uomini si accostano anche a molte altre tipologie di gioco (scommesse; lotterie, poker on-line etc.), le donne prediligono invece le lotterie/bingo (20%). Il 13% dei pazienti in carico presenta una dipendenza da più giochi (definibile con il termine ‘poligioco’ - 78,6% uomini e 21,4% donne). Circa il 46% dei pazienti presi in carico ha come unica diagnosi il ‘gioco d’azzardo patologico’, mentre il restante 54% presenta, oltre alla diagnosi di gioco patologico, anche diagnosi di abuso di sostanze (9% circa) e diagnosi psichiche (45% circa). Mettendo in relazione la tipologia di gioco con il titolo di studio dei pazienti o con l’occupazione degli stessi, non è stata riscontrata alcuna associazione statisticamente significativa. Analizzando l’esito dei cicli terapeutici legati al gioco d’azzardo, si nota che solo il 15% dei pazienti presi in carico per questa patologia sono ancora seguiti dai servizi nell’anno 2016; mentre il 38% dei pazienti è stato dimesso con esito positivo e il restante 48% circa è stato perso di vista.

La partecipazione ai gruppi psicoeducativi è stata il presupposto significativo per il successo del percorso terapeutico, in quanto hanno permesso ai partecipanti di acquisire una maggiore consapevolezza e un maggiore autocontrollo sul comportamento di gioco.

Il coinvolgimento attivo della famiglia all’interno dei gruppi in-formativi ha garantito, invece, ai nuclei familiari sofferenti un’accoglienza utile a sbloccare l’impasse relazionale allo scopo di avviare un nuovo processo di ristrutturazione delle relazioni familiari».

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Autore:afm

Pubblicato il: 09 Giugno 2017

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