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PAVIA

Export pavese maglia nera in Lombardia: la ricetta di Pavia Export e Studiabo

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Cattive notizie per l’export pavese. Come evidenziato dal consorzio Pavia Export nel corso della conferenza stampa di mercoledì, la nostra provincia si conferma maglia nera dell’export lombardo per il terzo trimestre consecutivo, riportando un tasso di variazione annuo cumulato al 3° trimestre 2016 del -9,4%.

Pur in un quadro di negatività si segnalano tuttavia settori d’eccellenza. Nell’agroalimentare dati ottimi arrivano dal vino sul mercato francese e dalle esportazioni di pasta e biscotti nel Regno Unito. Nel settore Casa confortanti i dati relativi all’export di elettrodomestici; di pavimenti, porte e finestre in legno in Germania; dell’illuminotecnica Francia, Svizzera e Belgio; dei prodotti in plastica sui mercati britannico, americano e marocchino. Positivi anche i dati relativi all’export di occhiali e audioprotesi, profumi e e cosmetici (Spagna), valvole e pompe (Russia) nonché macchine utensili (USA).

Tutto questo però non basta a rimediare alle evidenti difficoltà dell’export pavese.

Il Consorzio Paviaexport e Studiabo, pertanto, portano all’attenzione dei rappresentati del mondo politico locale ai vari livelli, un’idea di pianificazione che non solo sia rivolta agli obbiettivi di medio/lungo periodo, ma che ponga dei traguardi di piu? breve termine che sostengano le aziende nel loro percorso verso Pavia 2020. In quest’ottica una migliore gestione dei fondi stanziati dalle istituzioni e un incremento degli stessi, puo? essere d’aiuto al rilancio dell’export pavese. «A questo proposito - informano da Paviaexport - portiamo l’esempio dell’ultimo bando regionale del dicembre 2016 per promuovere la competitività delle PMI nei progetti legati all’export, nel quale si erano stanziati euro 4 milioni. Purtroppo la burocrazia richiesta per accedervi ha, a nostro parere, avvantaggiato le medie imprese, svantaggiando le piccole realtà che non hanno potuto farvi fronte rapidamente; inoltre la modesta quantità stanziata ha fatto sì che terminassero in pochi giorni dopo l’apertura del bando. Come possibile soluzione al problema forse sarebbe opportuno creare dei bandi separati per le micro e piccole imprese».

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Autore:afm

Pubblicato il: 03 Febbraio 2017

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