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PAVIA

Da capitale italiana del gioco d’azzardo a città  in prima linea contro la ludopatia Facendo leva sull’importanza di un’immagine pulita, introducendo giochi sani e regolamentando in modo rigido gli orari di accensione, in questi anni sono state spente ben 57 slot-machines in 23 locali

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Fu un risveglio amaro quello della mattina del 27 dicembre 2013 per i pavesi. Quel giorno, infatti, i più informati e tecnologici di loro scoprirono che la ridente città padana era finita sulla copertina dell’edizione internazionale del New York Times non certo per merito della sua rinomata università e neanche per le magnifiche opere d’arte che ne caratterizzano il territorio, ma con la disonorevole maglia nera di «capitale italiana» del gioco d’azzardo. Non fu un bel giorno quello, è vero, ma da allora Pavia ha intrapreso un cammino che l’ha portata a spegnere, a tutt’oggi, ben 57 slot machines in 23 bar: un risultato positivo frutto dell’impegno dell’attuale amministrazione comunale.

«Bisognava scrollarsi di dosso quell’etichetta tanto negativa - ha affermato l’assessore e vicesindaco Angela Gregorini -. E’ per questo che subito dopo il nostro insediamento nel giugno 2014 abbiamo cominciato a lavorare a un articolato progetto contro il gioco d’azzardo. All’epoca si contava una slot machine ogni 104 abitanti: un dato più che allarmante che ci poneva in cima alle graduatorie».

Gregorini racconta che la prima parte del lavoro fu quella di raccogliere le esperienze di altri comuni colpiti dallo stesso problema: «Abbiamo deciso di sottoscrivere immediatamente il manifesto dei sindaci contro il gioco d’azzardo lanciato da un’associazione nazionale impegnata nella promozione della legalità nella Pubblica Amministrazione - ricorda - Questo ci ha permesso di entrare in contatto con altre amministrazioni comunali colpite dallo stesso problema. La prima decisione per contrastare il fenomeno fu quella di limitare gli orari di accensione delle slot consentendone il funzionamento solo dalle ore 10 alle 13 e dalle 18 alle 23 di ogni giorno. Questo perché avevamo notato che il fenomeno interessava particolarmente le fasce di persone, per lo più anziani, che accompagnavano i bambini a scuola o li andavano a riprendere a fine mattinata. Erano loro che, rincasando, si fermavano nei locali per giocare. Prevedibilmente, l’ordinanza fu subito impugnata davanti al TAR, ma la sentenza fu a nostro favore perché riuscimmo a dimostrare che c’era una correlazione tra il numero di slot-machines e quello dei ludopatici in città. Mentre facevamo questo, con l’aiuto dell’Asl, del Sert e del Movimento No-Slot abbiamo raccolto informazioni dettagliate sulla ludopatia entro i confini comunali. Dai dati era evidente che ad attirare i giocatori non erano tanto le sale slot più grandi quanto i bar del territorio; la mossa seguente, pertanto, fu quella di presentare un progetto - elaborato per partecipare a un apposito bando di Regione Lombardia - destinato a coinvolgere i locali interessati a dismettere le slot, sostituendo il gioco d’azzardo con il gioco sano. La nostra proposta fu accolta dal Pirellone che finanziò il piano con un contributo di 60.000 euro grazie al quale riuscimmo a raggiungere 30 bar e circa 3.000 persone. In sostituzione delle slot proponemmo scacchi, dama e altri giochi “sani”. L’idea ha funzionato e grazie alla nostra iniziativa ben 57 slot in 23 bar negli ultimi anni sono state spente definitivamente (su un totale che a inizio del 2015 era di 137 macchine operative, ndr). Ora stiamo lavorando per mettere a punto un nuovo progetto in grado di partecipare a un altro bando della Regione grazie al quale ottenere fondi per proseguire nella nostra opera».

La leva che ha permesso al Comune di fare breccia tra i gestori è stata quella dell’immagine: «L’alone negativo che si forma intorno ai bar dove si pratica il gioco d’azzardo ha convinto i titolari ad abbandonare la strada sbagliata e ad accogliere le nostre proposte: questo ha portato a un vero e proprio cambio di clientela, innescando un vero e proprio circolo virtuoso. Dove possibile, ovvero in quei locali in cui il proprietario dei muri è il Comune, con l’aiuto di un avvocato stiamo lavorando sui contratti per capire se è possibile disincentivare l’installazione delle slot-machines: questo fronte ha portato alla chiusura della sala slot del Sottomercato a fine 2015. Contemporaneamente ci siamo impegnati con iniziative di sensibilizzazione contro il gioco d’azzardo nelle scuole e in campagne informative sul territorio cittadino che hanno riscosso e riscuotono interesse e consensi».

A breve dovrebbe arrivare la risposta della Regione in merito al nuovo progetto contro l’azzardo presentato dal Comune. Grazie al cielo, tutto questo lavoro un risultato importante lo ha già ottenuto: ora Pavia non è più la capitale italiana del gioco d’azzardo.

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Autore:afm

Pubblicato il: 09 Giugno 2017

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