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PAVIA

Cronaca di una vendita ben riuscita «Il segreto? Procedure celeri ed efficienza» Intervista all’avvocato Maurizio Niutta, direttore della struttura

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L’Istituto di Cura Santa Margherita dal 31 marzo 2004 ha sede presso il quartiere est della città di Pavia in un edificio adeguato alle esigenze istituzionali. All’interno della struttura di svolgono infatti attività di riabilitazione, attività ambulatoriali di varie specialità, centri diurni integrati, un nucleo Hospice, 254 posti letto di ricovero tra i quali un reparto dedicato agli affetti da Alzhaimer, attività formative e di didattica. Ma riavvolgendo il nastro all’indietro chiediamo all’avvocato Maurizio Niutta di ricostruirci le vicende di quegli anni che hanno portato poi alla vendita dell’immobile oggetto il prossimo 26 maggio di asta giudiziaria con una base fissata ad euro 8.700.000,00 con offerte minime possibili anche a Euro 6.525.000,00.

Lei era Direttore anche all’epoca, ci spieghi il perché della vendita?

«Fin dagli anni 90’ era chiaro che il vecchio immobile di Piazza Borromeo non poteva continuare la sua attività di tipo sanitario perché non soddisfaceva le esigenze strutturali che le normative dell’epoca iniziavano a rendere obbligatorie. Fu commissionato uno studio che dimostrò come lavori di adeguamento interni avrebbero portato a ricavare circa 80 posti letto a standard con attività a compendio del tutto asfittiche. La scelta di costruire un nuovo edificio si dimostrò cosìi obbligatoria a pena di perdere 120 posti letto, attività ambulatoriali e di non realizzare alcun altro servizio. Aggiunga poi che l’edificio aveva problemi anche di tenuta strutturale tanto è vero che l’ufficio tecnico temeva per l’eventuale eccesso di peso dovuto a nevicate invernali. Nella sostanza direi che si trattava di uscirne velocemente e bene».

Quindi?

«Già in precedenza, era il 1991, si era chiesto al Comune di Pavia il cambio di destinazione d’uso dell’edificio ipotizzando di ricavare importanti risorse da una alienazione con il presupposto di realizzare un edificio più grande e moderno. Il cambio di destinazione intervenne il 18 luglio 2005 con esclusione di circa 218 mq che rimasero a servizio e quindi decidemmo di mantenerli come proprietà in attesa di ottenere anche per questi la destinazione residenziale. Le date successive sono indicative di una velocità di azione e di una determinazione, che , di fatto, hanno consentito il successo dell’operazione in favore dell’ASP. La Direzione dei Beni Culturali dette il via libera alla vendita il 29 dicembre 2005. Il 3 febbraio 2006 il Consiglio dell’ASP approvò l’esperimento di alienazione con procedura della forma dell’Asta Pubblica e con una base d’asta pari ad Euro 9.260.000,00. La vendita intervenne poi il 14 aprile 2006 ad Euro 13.120.000,00. Il rogito il 20 luglio 2006 introitando l’intera somma».

E cosa avete realizzato con queste risorse?

«Intanto con una lettura corretta dei bisogni non solo non si persero posti letto ma complessivamente se ne misero a disposizione della cittadinanza pavese altri 100 in aggiunta a quelli precedenti. Proviamo a pensare a quante domande oggi non avrebbero risposta senza questa intuizione. In particolare con le risorse introitate e con i ricavi finanziari che ne sono ulteriormente conseguiti abbiamo evitato di accendere gravosi mutui che nel tempo avrebbero appesantito la gestione e costretto a ipotizzare rette ben diverse a carico degli utenti. Quindi in completo autofinanziamento si sono adeguati 42 posti letto della RSA Santa Croce, si è recuperato un reparto a degenza all’interno della RSA Pertusati, si sono attivati altri 44 posti letto e 30 posti da Centro Diurno al Santa Margherita. Si sono ampliati gli spazi per le attività ambulatoriali, si sono previste le vasche di riabilitazione, una nuova zona didattica e gli uffici direzionali».

In conclusione?

«Direi che questa esperienza insegna, quando si hanno importanti incarichi gestionali, a non indulgere nelle teorie e in quelle attese che spesso nascondono indolenza e rifiuto dell’assunzione di responsabilità. In questo caso si è contraddetto il luogo comune che vuole la pubblica amministrazione, lenta, macchinosa, indecisa. Abbiamo lavorato e dato una prospettiva ai nostri servizi e ai nostri concittadini che ne possono necessitare, per l’immediato e per il prossimo futuro».

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Autore:afm

Pubblicato il: 05 Maggio 2017

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