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Count down per il maestro Daniele Gatti Si esibirà  alla guida della Mahler Chamber Orchestra proponendo al pubblico due brani di Anton Webern

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Come sarà il concerto che avrà per protagonisti al Teatro Fraschini martedì prossimo 18 aprile (ore 21), il maestro Daniele Gatti insieme alla Mahler Chamber Orchestra?

Il programma prevede

1) Anton Webern: Langsamer Satz (trascrizione di Gerard Schwarz per orchestra d’archi) Franz Schubert: Sinfonia n. 3 in re maggiore, D. 200

***

2) Anton Webern: Fünf Sätze op. 5

Franz Schubert: Sinfonia n. 6 in do maggiore "Die Kleine", D. 589

Di seguito pubblichiamo le note allo spettacolo a cura di Mariateresa Dellaborra.

«Entrambi i brani di Anton Webern - scrive Dellaborra - nascono come quartetti e vengono poi strumentati per orchestra d’archi rispettivamente da Gerard Schwarz nel 1992 e dall’autore stesso nel 1929. E ancora, entrambi i pezzi risalgono al periodo giovanile vissuto da Webern sotto la guida di Arnold Schoenberg. Langsamer Satz (letteralmente Movimento lento) è completato nel giugno 1905 (ma eseguito per la prima volta solo nel 1962) durante una felice vacanza con la cugina Wilhelmine Mörtl, in seguito sua moglie, e risente dello stato d’animo positivo, se non addirittura raggiante, del ventenne. È impostato secondo la scrittura tonale e concepito con strutture desunte dalla tradizione tardo romantica, ma fonda l’intera ideazione su contrasti dinamici o ritmici e impiega i timbri strumentali in modo inconsueto, talora richiedendo la sordina. A questi si aggiunge una ricca serie di idee tematiche, ampiamente rielaborate non nelle consuete modalità, ma in modo originale, a conferma dell’intenso travaglio vissuto dal compositore in quel preciso momento storico. In effetti, uscito nel 1908 dalla scuola di Schoenberg, Webern dà avvio a un nuovo stile e i Cinque pezzi op. 5 rivestono un ruolo molto importante in questa direzione. Nati sotto la diretta influenza dei quartetti di Schoenberg e di Berg, si impongono per la loro brevità e densità. Al loro interno seguono un’organizzazione coerente: i movimenti rapidi (nn.1 e 3) sono alternati a quelli lenti (2 e 4) e conclude un Moderato. La concentrazione estrema del materiale musicale diventa l’obiettivo primario del compositore. Ad eccezione infatti del primo movimento, Heftig bewegt, caratterizzato da un certo sviluppo tematico e dalla contrapposizione di tecniche esecutive diverse (arco/pizzicato), i restanti tempi si dipanano nell’arco di poche misure. Sehr langsam propone una breve linea melodica condivisa dai diversi strumenti su un pedale, creando effetti timbrici inediti; Sehr bewegt è fondato su contrasti espressivi talora molto violenti; Sehr langsam riprende concettualmente il secondo pezzo, assegnando al silenzio un forte ruolo espressivo; In zarter bewegung introduce il dialogo fra il violoncello e gli altri strumenti attraverso brevi incisi tematici, ripetizioni quasi ostinate, contrasti dinamici che trasmettono un senso di grande tensione. Nell'estate del 1928 Webern rivisitò i cinque movimenti, adattandoli per orchestra d'archi. I cambiamenti non furono rilevanti (qualche raddoppio, una precisa distinzione tra solo e tutti e una certa ridistribuzione di parti), anche se l'aumento dell’organico (Webern auspicava che fosse disponibile un’orchestra di 80 strumentisti) dona un'aria più drammatica ad alcuni dei pezzi. Ancora nel 1929 apportò cambiamenti e la versione definitiva fu approntata nel 1930.

Come la prima, la terza sinfonia di Franz Schubert è in re maggiore, tonalità che richiama immediatamente un’altra sinfonia: la seconda di Beethoven, pagina che Schubert annoverava tra le preferite. Iniziata il 24 maggio 1815 e completata nel luglio di quell’anno (dunque nell’arco di pochi mesi, ben diversamente da quello che contraddistinguerà in generale la sua ideazione), l’opera risente di un’ispirazione felice: è concisa, coerente in tutte le sue parti, ricca da un punto di vista orchestrale perché si avvale della presenza considerevole dei fiati, e una sorta di vena popolare scorre attraverso i quattro movimenti. Il primo si apre con un’introduzione lenta cui segue un Allegro con brio dominato da due idee tematiche affidate all’oboe e al clarinetto, molto vicine tra loro, sviluppate attraverso ampi contrasti dinamici (forte/piano, crescendo/diminuendo, sforzando). L’Allegretto subisce l’influsso di Haydn e di Mozart ma l’impronta liederistica domina la melodia principale affidata al clarinetto e ripresa periodicamente dagli altri strumenti a fiato su un accompagnamento essenziale degli archi.

Anche il Minuetto. Vivace con il suo trio è dominato da un’atmosfera rustica e il Finale Presto vivace travolge per il suo ritmo brillante di tarantella e per l’esuberanza della scrittura che rende omaggio a Rossini e alla musica italiana in genere.

La sinfonia n. 6, pur conosciuta con il sottotitolo di piccola (per distinguerla dalla nona, detta grande), non è affatto opera di dimensioni o di organico ridotti. La formazione dell’orchestra è infatti identica a quella della terza e anche il clima generale e l’ideazione formale la avvicinano a quella composizione, da cui la separa solo un anno. Se pure si ode un richiamo allo spirito rossiniano, l’ispirazione è autenticamente schubertiana per la grazia e la spontaneità delle melodie, la delicatezza dell’orchestrazione, la pacatezza generale degli andamenti. L’Adagio è seguito da un Allegro dominato dai fiati per una prima sezione che ricorda molto Haydn, e quindi dagli archi. L’Andante seguente è un delizioso e celestiale momento dominato dalla felicità melodica più efficace che Schubert abbia saputo dispiegare. Lo Scherzo occhieggia a Beethoven (settima sinfonia) e l’Allegro moderato finale, in forma di rondò, si sviluppa in modo libero e fantasioso».

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Autore:afm

Pubblicato il: 14 Aprile 2017

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