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PAVIA

Altalena dei prezzi del riso. Coldiretti: «Servono filiere e chicchi italiani» Presenti trecento produttori delle province di Pavia, Milano e Lodi

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Tracciabilità delle produzioni, valorizzazione del Made in Italy e contratti di filiera. Anche di questo si è parlato durante l’incontro «Il futuro del riso», che Coldiretti Pavia ha organizzato a Certosa. Trecento risicoltori provenienti dalle province di Pavia, Milano e Lodi hanno affollato il convegno, che ha avuto come ospiti i due vice presidenti nazionali di Coldiretti Mauro Tonello ed Ettore Prandini. Insieme a loro hanno discusso di come affrontare al meglio il difficile momento che sta vivendo il mercato del riso anche il presidente di Coldiretti Pavia Wilma Pirola e il presidente di Coldiretti Milano, Lodi, Monza e Brianza Alessandro Rota.

«L’attuale situazione di mercato è dovuta alla crescita record delle superfici coltivate a japonica e il crollo dell’indica, unita anche all’affossamento della proposta di Coldiretti di destinare gli aiuti accoppiati alla produzione di riso indica – ha spiegato Mauro Tonello, Vice Presidente nazionale di Coldiretti – Ciò detto, sono diverse le attività che la nostra Organizzazione ha messo e sta mettendo in campo per affrontare questo momento difficile.

A partire dalla nascita di F.I.R., la Filiera Italiana Riso, l’unica realtà sul mercato che vende solo a riserie garantite da assicurazione e che non preleva mediazione ai risicoltori». Tonello ha ricordato anche il primo contratto di filiera per Arborio e Carnaroli lanciato da Coldiretti e Riso Gallo in occasione di Expo 2015 e ancora operativo.

«Fermare l’altalena dei prezzi significa aggredire il mercato e avere un minimo margine per le aziende agricole, che potrebbero programmare i propri investimenti e coprire almeno i costi di produzione – ha sottolineato il vice presidente nazionale di Coldiretti – Minori oscillazioni dei prezzi servono a tutti, anche alla grande distribuzione e all’export. Per questo motivo, oltre ai contratti per le varietà da interno Arborio e Carnaroli, abbiamo lanciato anche nuovi accordi per le varietà indica Yume, Giglio (un riso profumatissimo e tutto italiano, anche nella salubrità), Sagittario, Lido e Dante».

Importantissimo, però, garantire la distintività del riso italiano attraverso la certezza dell’origine in etichetta. «Non è trasparente né sicuro consentire le importazioni da Paesi esteri che continuano a utilizzare alcuni prodotti fitosanitari da noi invece vietati – ha detto Ettore Prandini, vice presidente nazionale di Coldiretti e presidente di Coldiretti Lombardia – L’obbligo dell’origine è determinante per far capire la differenza tra il sistema agricolo italiano e quello estero, e deve essere attuato su tutti i prodotti agroalimentari senza distinzione tra un settore e l’altro». «Dobbiamo continuare sulla strada della valorizzazione ambientale e della tutela del riso italiano – ha sottolineato Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia – La nostra Organizzazione è stata la prima a farlo, a partire da tre anni fa quando abbiamo portato al ministero dell’Agricoltura la battaglia per salvare il nostro riso, dicendo che la politica europea su Eba e dazio zero avrebbe fatto solo male. Ora continuiamo con forza su questa strada, ricordando anche che è necessaria un’adeguata presenza nella pubblicità a che a breve si tornerà a discutere della legge del mercato interno».

«L’aumento delle importazioni di riso ha riguardato Paesi che ben poco hanno a che vedere con la qualità delle nostre produzioni agricole e la sostenibilità ambientale del riso italiano – ha aggiunto Alessandro Rota, presidente di Coldiretti Milano, Lodi, Monza e Brianza – Oggi è chiaro a tutti che dalla politica di dazio zero non si sono certo avvantaggiate le popolazioni che vivono in quei Paesi.

Dobbiamo rivendicare il giusto valore del nostro riso, anche per le regole che noi risicoltori italiani dobbiamo giustamente rispettare: altrimenti si tratta di concorrenza sleale». La produzione di riso in Lombardia – spiega la Coldiretti – ha la sua culla fra Milano, Lodi e Pavia, dove ne sono coltivati oltre 100mila ettari. Di questi, quasi 85mila si concentrano nel territorio pavese, prima provincia risicola d’Europa. Alla prima parte del convegno di ieri ha preso parte anche Lorenzo Bordoni, amministratore delegato di Dow AgroSciences Italia che ha fatto il punto sul triciclazolo (il cui utilizzo, in assenza di novità da Bruxelles, al momento è stato vietato dall’Unione Europea).

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Autore:mtr

Pubblicato il: 10 Febbraio 2017

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